Oramai gran parte dell’attività edilizia è volta al recupero.
Nel momento in cui ci poniamo il problema del “recupero “ di un qualsiasi organismo architettonico dichiariamo implicitamente il riconoscimento del suo valore estetico e/o storico.
La rivoluzione operata dal Movimento Moderno nella prima metà del 1900 tentò di far rientrare la disciplina della progettazione nell’ambito della scienza, cercando di individuare quindi precise regole di condotta. Tali principi risultarono il frutto di un’ansia di rinnovamento nella quale non c’era spazio per la ri-progettazione di ciò che già esisteva. Si è dovuto allora ricercare all’interno di questa eredità di regole e principi, gli elementi per una progettazione sull’esistente basata su una scienza sperimentale. E’ dal manufatto, nella sua essenza, che può ripartire la progettazione della sua modificazione; l’organismo deve essere quindi indagato e conosciuto nei suoi dati certi, con un’accurata ricerca storica che ripercorra tutte le fasi della sua vita.
Esiste una forte analogia tra la progettazione volta al recupero e la progettazione di un racconto, così come descritta da Italo Calvino in “ Visibilità”, tratto da “ Lezioni Americane, Sei proposte per il nuovo millennio”. I racconti di Calvino partono tutti da un’immagine visuale, carica di significato, come ad esempio il famoso uomo tagliato in due metà, protagonista de “ Il Visconte Dimezzato”. Appena l’immagine è divenuta abbastanza netta nella sua mente, Calvino parte a sviluppare la storia. Alla fine è la parola scritta l’elemento che conta; l’espressione verbale infatti assume più rilevanza dell’immagine visuale originaria.
Così come il racconto di Calvino, anche la ri-progettazione di un organismo architettonico parte da un’immagine, da un’idea; prima di tutto la nuova funzione che il manufatto può avere, funzione che deve rispondere alle esigenze attuali; così vediamo ex-chiese riconvertite in biblioteche, ex-fabbriche trasformate in spazi espositivi o in luoghi per lo spettacolo ( un esempio è il Teatro India ). In questi interventi di riqualificazione il problema che emerge è se e quanto preservare del vecchio edificio; se cioè il nuovo inquilino debba essere una discreta presenza che non disturbi ciò che c’era prima o se invece possa stravolgere completamente il vecchio che rimarrà così solo come memoria storica.
E’ difficile dettare delle linee di intervento perché la situazione cambia da caso a caso; in generale, secondo me, è doveroso preservare sempre almeno una piccola traccia di ciò che era in origine, per avere così una testimonianza concreta della trasformazione avvenuta da un “pre”, ancora in parte visibile, a un “post” predominante.
Giulia Mazzanti
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