DALLA TESTA IN SU
MANOVRE NEL MONDO
LE ALI DI PINDARO
 

Prima di iniziare

 

«Rifiutare non vi converrebbe proprio… Si capisce. Non è d’accordo?», disse Mario. «Beh… Noi dovremmo dividere in tre il guadagno. Ci sono i miei due fratelli, la cifra che ne risulterebbe mi pare poca cosa. Poi, appunto, dovrei sentire cosa ne pensano gli altri», rispose Tommaso. «Certo, gliene deve parlare al più presto. Li convinca a non rinunciare ad una simile offerta, lei, da come vedo, ha ben chiaro l’affare. Mi farò vivo tra una settimana», concluse Mario.

 

Tommaso venerdì, passati tre giorni dalla proposta, si decise a raccontare tutto ai suoi fratelli. Dopo aver avvertito Umberto, il più giovane, si incamminò insieme a lui verso casa di V., il più anziano. «D’altra parte bisognava aspettarselo, no? - incalzò Tommaso - Mario ha già comprato tutti i terreni intorno al nostro, lasciandolo per ultimo e questo grazie alla mia vecchia amicizia con suo cugino… Certo i soldi da guadagnare sono due lire, a quella cifra è come svenderlo, ma non possiamo fare altro». Umberto era della stessa opinione di Tommaso, pensava che se V. ci teneva tanto, come era parso, a non cedere l’uliveto, allora avrebbe dovuto vedersela da solo, Mario gliene avrebbe date di noie. I due fratelli si erano proprio irritati per la reazione di V., non riuscivano a comprendere quella sua ostinazione a non vendere. 

 

Sabato sera, Umberto, che abitava vicino al podere della famiglia, si meravigliò di un crescendo di rumore e schiamazzi. Gli sembrò musica e, infatti, si trattava di una sorta di concerto. Il giorno dopo Tommaso venne a scoprire che il figlio di V. con i suoi amici si erano messi a suonare sul terreno, davanti ad un mucchio di altri ragazzi, tra cui anche Zeno, suo figlio. Durante il concerto, e ciò è quel che sconcertava di più, tutti quei giovani avevano inveito contro Mario, definendolo un pesce cane, un palazzinaro, un mafioso. Il lunedì che arrivò fu ancora più incredibile. Nel pomeriggio il cognato di V., andò ad incontrare Umberto, nel suo ufficio, rivelandogli come V. si era comportato a lavoro quella mattina: «Non faceva altro che raccontare delle truffe di Mario, tutto questo davanti a sua sorella, che imbarazzo! Beh, però, quasi crepavo per le risate. Tu, poi, dovevi vedere la faccia di V. seria, seria». Lo scandalo fu ancora maggiore quando si venne a risapere cosa V. aveva fatto sabato sera: era passato a far visita a Mario,  a cui, subito, domandò quale prezzo chiedesse per uno dei suoi appartamenti in città, ma Mario replicò non erano in vendita. V. lo incalzò precisando che sarebbe stato disposto a pagare quel che veniva proposto. Allora il padrone di casa, esausto, dopo un’ora di discussione lo cacciò via, gridando: «Faresti bene a curarti, hai proprio perso la testa!».

 

Tommaso e Umberto avvisati da Mario stesso delle bizzarrie del fratello si preoccuparono molto e il giorno seguente Tommaso si fece trovare dentro l’ufficio di V. Quando ne uscì era davvero sconvolto, doveva chiarirsi le idee con qualcuno e chiese aiuto alla moglie: «V. ci sta preoccupando! Non è più lui, - spiegò Umberto - se continua così ci metterà nei guai seri. Lo capisci? È impazzito, secondo me non può neanche lavorare, rischia di combinarne! Sai cosa mi ha detto quando gli ho chiesto spiegazioni sul fatto di ieri sera? Non puoi saperlo, anzi non te lo puoi neanche immaginare. Ha stretto forte il mio braccio e mi ha indicato una mosca che frullava nel suo ufficio. L’insetto voleva uscire ma le finestre erano chiuse, così continuava a sbattere contro i vetri. Allora V.  prese a chiedermi con agitazione cosa dovevamo fare, se dovevamo continuare a parlare delle nostre cose o se dovevamo fare in fretta e aprire le finestre per salvare la mosca. Io non rispondevo ero impietrito, insomma! D’un tratto vedo V. sobbalzare e spalancare i vetri. Poi si è rivolto a me dicendo che questo era quello che voleva farmi capire».

 

Umberto era molto amareggiato, dopo una breve pausa, con voce stizzita, riprese a parlare alla moglie: «Tra mio fratello e nostro figlio non so più cosa fare? Ieri ho visto Zeno finalmente scrivere su un bel quaderno, pensavo che stesse preparando l’esame, sai scarabocchiava tutti schemi. Invece con orgoglio confessa a me, rimasto a guardarlo soddisfatto, che si trattava della scaletta per il suo nuovo film.  «Ma già lo ha iniziato a girare, e indovina dove? Proprio nell’uliveto», aggiunse la moglie facendo rimanere Umberto con la bocca completamente asciutta.

 

Intanto V. aveva cominciato la costruzione di enormi gazebo in legno, proprio sul terreno, avvertendo Umberto che in questo modo avrebbero potuto affittarlo per feste all’aperto, visto l’avvicinarsi dell’estate. Aveva  anche rassicurato i fratelli che se ne sarebbe occupato completamente lui senza problemi, non voleva nessun contributo economico. In poco più di quindici giorni era già tutto pronto e subito venne organizzata una cena all’aperto, sotto i gazebo. Il braccio destro di V. in tutto questo era Zeno, il figlio ribelle di Umberto, che aiutava lo zio a risistemare tutto dopo che la gente se era andata. L’idea di V. funzionava, il dimenticato uliveto, destinato a diventare un lucido pavimento, si era trasformato in un giardino bucolico, anzi in un luna park. Al riparo dei bersò Zeno aveva invitato i suoi amici ad assistere alla proiezione del suo nuovo film e poi a bere e a ballare con la musica ad altissimo volume, come si poteva solo in campagna».

 

L’estate trascorse così, V. rinunciò alle vacanze per migliorare ancora il suo progetto. La sera quasi ogni angolo del podere veniva illuminato da decine e decine di fari e lampioni. Nello spazio non occupato dagli alberi venne addirittura improvvisata una vasca. In tutte le imprese in cui V. si cimentava era accompagnato dall’ormai inseparabile nipote Zeno. Anche il giovane preferì la terra, anzi ormai il prato, alla spiaggia, gli ulivi alle palme e la nuova piscina al mare.

 

Mario, invece, per la bella stagione non esitò a partire e quando tornò prese la decisione clamorosa ed inaspettata di ritirare l’offerta d’acquisto. «Ci tengo alla mia reputazione, io non mi metto a litigare con i bambini, assecondo i capricci, di quella terra non ne voglio più sapere». In realtà, Mario aveva trovato il modo di edificare facendo a meno del lotto tanto amato da V. Tuttavia, l’uliveto era proprio destinato a far posto ad altro; così quando ancora V. non aveva ben realizzato quale fosse la nuova volontà di Mario, raggiunse i tre fratelli proprietari del terreno la comunicazione di esproprio. Lo Stato, la comunità dei cittadini, aveva bisogno di quel suolo per costruire una scuola. V. reagì con il silenzio, Mario con una gran risata, Tommaso e Umberto s’infuriarono. Ora i fratelli dovevano accontentarsi di una miserissima indennità da dividere in tre.

 

- In questa proiezione per la stampa, prima di iniziare a vedere, insieme, il mio ultimo film, volevo informarvi, volevo far sapere al pubblico quale fosse la storia che mi aveva portato a sceneggiare e poi a girare questa pellicola. È una vicenda che è accaduta davvero tanti anni fa. Io sono proprio lo Zeno di cui vi ho raccontato; pure l’uliveto è esistito, poggiato sulle collinette dolci del mio paese; e V. mio zio è stata per me una persona tanto cara.

Probabilmente in ciò che ora vedrete non vi sembrerà di scorgere nulla della storia con cui ho allungato la vostra attesa. Invece, c’è lo stesso spirito, quello che è pure dentro di me. Credo che insistere e resistere sia il battito della vita stessa. Si può anche cadere e rimanere schiacciati dagli eventi, come è successo a V., ma intanto si è vissuto e si è costruita una storia da narrare e da continuare.

 

Dedico questa mia nuova opera a tutti coloro che alzano un dito per fermare una nuvola -.


di Marianna Berti
02-03-2009
 
Hernan Casciari
 
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