Quando i pollini decollano e iniziano a nevicare per le strade, quando i fiori ricominciano a farsi vedere timidamente, quando torna un po’ di sole e il tepore delle giornate sembrava ormai un vecchio ricordo, quando insomma come ogni anno ritorna la primavera, si ricomincia a viaggiare, da soli, con la mente.
Sembrava impossibile qualche giorno prima, con ancora gli ultimi colpi di coda di un freddo che sembrava ormai padrone di un inverno infinito, impegnare i pensieri a formulare nuovi progetti vacanzieri per nuovi periodi estivi tutti da godere. Eppure le idee nascono spontanee e si vaga sognando in fluidi primaverili.
Ecco che quindi nascono nuove mete da scoprire, altre da rivedere, gli amici da contattare e con cui organizzare, le mappe, le cartine, le guide, internet e le sue associazioni di idee; come impiegare le vacanze quest’anno?
In primavera ci si sente in sintonia con i germogli in fiore perché si sboccia, si esplode, ci si esprime finalmente lontani dai pensieri un po’ sbiaditi figli della quotidianità che a volte come l’inverno si impadronisce di tonalità grigiastre.
Non è però solo il momento della vacanza, quello lontano dal lavoro, dallo studio e dalla quotidianità, ma è anche il momento del sogno, dell’attesa, dell’aspettativa quello che ci fa tornare ad essere vivi. Andrebbe in questo senso approfondita una riflessione sul perché si abbia questo bisogno di sognare: perché l’uomo per sua natura è un animale fantasticante assetato continuamente di nuovi stimoli o perché la vita che si è creato gli succhia energia fino all’eccesso e periodicamente ha bisogno di ricaricare le batterie?
Non importa. I bambini sognano e non si pongono domande, sono sempre in vacanza e non hanno bisogno della primavera per sbocciare perché sono sempre rigogliosi; e se lo fanno loro dovremmo imitarli, disegnare i nostri desideri. Prendere un foglio bianco, una matita e fantasticare una vacanza.
Magari nel mare, su una barca:…..la navigazione a matita è gratuita.
Fedo
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