Attentamente: leggiamo

Creare un sito con EditArea è molto facile.
 
letteratura
Leggiamo
Se potessi tornare indietro lo farei immediatamente. Non sono mai stato un grande lettore e, probabilmente, mai lo diventerò. Ma, con piacevole meraviglia, posso constatare che se potessi ritornare adolescente e avere degli esempi di lettori cui attingere, questi tra l’altro molto importanti, non esiterei a farlo.
            Il mio piacevole interesse per la lettura nacque non molto tempo fa ed in particolar modo, leggendo un libro (per ragazzi) di Robert Westall, intitolato “La grande avventura”. Già dalle prime righe mi sono sentito coinvolto emotivamente. Ovviamente le vicissitudini adolescenziali del giovane Harry furono, senza ombra di dubbio, più incisive o comunque diverse delle mie, ma ritengo che, se qualcosa si è mosso dentro di me, profano della lettura, vorrà dire che quel “non so se diverrò mai un lettore” potrebbe subire delle positive trasformazioni.
            Non è stato un evento particolare della storia che ha inciso fortemente, ma quella sensazione si solitudine e smarrimento che in Harry fu generata dalla perdita della famiglia ed arricchita dalla capacità dell’autore a scrivere con minuzia i particolari. Il vuoto, l’angoscia, la paura.
            Harry è stato costretto a ricercare dentro di se una capacità di ri – progettualità che è difficile scorgere nella totalità dei casi. Un ripiegamento su se stesso quindi, che è stato indotto dalla guerra. Una guerra “positiva” nel senso che a causa di un evento così bellicosamente travolgente, Harry ha seguito un percorso di crescita e maturazione che viene evidenziato nella metafora : “dentro il rifugio fuori dal guscio”, dove il rifugio ha rappresentato per Harry un punto di partenza. Harry ha affrontato la guerra e non si è arreso. La guerra non può avere un rilievo pedagogico, ma da un tale coinvolgimento si possono ricavare occasioni di crescita.
            La mia guerra è una guerra diversa, ma allo stesso tempo, una guerra che, giunto all’adolescenza, è divenuta difficile e spiazzante. E’ una guerra che combatto dalla nascita, che ha lasciato, e lascerà su di me, i segni tangibili di una lotta dalla quale sarò costretto a difendermi finché non avrò la consapevolezza di essere io il più forte. Si affievolisce probabilmente, ma è sempre pronta a sferrare un attacco. Non sono, ovviamente, né un San Francesco né una Giovanna D’Arco di turno, non voglio strappar lacrime ne tanto meno corazzarmi di pietà, ma semplicemente voglio testimoniare come da una apparentemente semplice lettura, possa scaturire dentro di noi un coinvolgimento emotivo non previsto non calcolato che induce a riflettere.
            Anche la mia adolescenza è stata caratterizzata da solitudine e smarrimento causati da situazioni diverse da un attacco aereo. Solitudine non perché fossi solo, anzi, ma perché in mezzo a tanti nessuno avrebbe compreso il mio stato d’animo, per tutti ero quello da compatire. Non che gli altri fossero realmente “inaffidabili“, ma ero io ad attribuire loro tale qualifica. Smarrimento, perché non riuscivo mai ad imboccare la strada giusta per venirne fuori e nascondermi, quindi, nella mia casamatta. Del resto l’adolescenza esiste proprio per questo: come potremmo mai scegliere il nostro percorso, giusto o sbagliato che sia, senza una buona dose di smarrimento?
            Ho affrontato la mia guerra e non mi sono arreso. Il finale è veramente azzeccato. Si cresce e tutto quello che prima era consuetudine adesso va rivalutato e nulla viene visto con gli stessi occhi, sta stretto.
             Cosa fare? Continuare a camminare. Conosco bene anche la sensazione provata quando veniva osservato dagli altri, scrutato e inseguito dalla banda di ragazzi che abitava l’isola. Anch’io venivo scrutato e preso a botte perché fisicamente diverso. Non voglio risultare ulteriormente prolisso ne compassionevole, ma questo è quello che ha suscitato in me la lettura di Westall.
            Si evince quindi che, qualunque ragazzo o adulto (come me), voglia comprendere che la vita non è caratterizzata esclusivamente da trini e merletti, e come sia doloroso ma necessario, a volte, continuare a vivere, può leggere “La grande avventura”. Non è morale o predica la mia, ma consiglio questo libro non solo ai ragazzi ma anche agli adulti. Ne sono l’esempio lampante io stesso, che di letture ne ho fatte poche.
            Questo libro ha suscitato in me emozioni che ritenevo ormai represse. Quindi chi comprende che non bisogna mai soccombere, subire passivamente, lasciarsi trasportare dall’oblio dell’accettazione, troverà in questo libro un valido riferimento simbolico.
             “Come poteva la vita essere così bella e allo stesso tempo anche così cattiva? Fai appena in tempo a pensare che le cose stanno andando bene, e arriva la vita a distruggerle”.
 
 
 
Bruno Barbera

- commenta l'articolo sul forum -

NEXT >>