DALLA TESTA IN SU
MANOVRE NEL MONDO
LE ALI DI PINDARO
 

Corsi e ricorsi storici

 

Secoli fa un certo Giambattista Vico scriveva di corsi e ricorsi storici. La storia sarebbe caratterizzata da un andamento progressivo, questo il senso della sua teoria.
Si, d'accordo, ma a livello pratico ci sono prove concrete? La Juventus vince un campionato almeno ogni cinque anni, i governi italiani si alternano ciclicamente, ogni santo 29 settembre la radio passa il pezzo omonimo dell'Equipe 84.
Un po' poco per supportare una tesi, lo riconosco.
Ma proprio mentre mi arrovellavo alla ricerca di soluzione, complice una vacanza fuori stagione in una vecchia casa di campagna da ristrutturare, ecco che mi imbatto nell'elemento in grado di avvalorare l'intero pensiero di Vico.
Una straordinaria rivista patinata datata estate 1998 mi illumina la giornata.
All'interno, scorgo Valeria Marini e Alba Parietti - che scopro essere state un pò bugiarde sull'età nel corso degli anni - intente a divertirsi in Costa Smeralda, con "danze scatenate e chiacchiere a ruota libera", in quello che viene definito il "party più in dell'estate".
Ma sono altre notizie ad attirare la mia attenzione.
In prima pagina un uomo dal colorito eccessivamente roseo sorride sornione, dall'altro del suo potere, ad una folla di fans. Alle sue spalle una bruna fino ad allora misteriosa. Una stagista onestamente ed oggettivamente bruttina, anch'ella sorridente, un pò imbarazzata forse nel trovarsi "right then and right there" proprio con lui, l'uomo-più-potente-del-mondo, Mr. the President Bill Clinton.
"Ecco la foto che distrugge Clinton", questo il titolo che campeggia in un banale giallo ocra su sfondo nero, accompagnato da un riquadro che specifica l'esclusività dello scoop.
Il sottotitolo dell'inchiesta era: "E se capitasse al nostro Prodi?" (n.d.b. - che sta per nota del blogger - Romano Prodi ricopriva in quel periodo la carica di Premier).
All'interno il consiglio dato a Prodi appariva più o meno così: "Romano, non imitare Bill: le camicie verdi ti punirebbero".
Più in basso alcuni commenti rilasciati da esponenti dell'allora politica italica.
Irene Pivetti si limitava ad affermare che non lo avrebbe votato più. Andreotti, chissà come mai, con una certa indolenza sosteneva trattarsi di un falso scandalo. Bossi, sempre molto colorito, prosaicamente affermava: "Bisognerebbe arrestarlo!".
All'interno un giovane e ancora poco brizzolato Pier Casini sosteneva che a lui non interesserebbe nulla, ed eviterebbe qualsiasi giudizio che riguardasse la sua - di Prodi - moralità... Casini? Le ha dette proprio lui quelle frasi? Ma Casini quello che  quando Berlusconi per la storia delle ragazze ecc.. ecc.., Casini proprio lui? Si, ne ho le prove.

Massimo D'Alema, poche pagine oltre, spiegava così: "Faccio ancora fatica a farmi rispettare". Ad onor del vero si riferiva al proprio cane labrador soggetto al trattamento di un noto addestratore, sostenendo che il buonismo non paga, e ci scherzava anche su regalando una perla di saggezza: "Fosse altrettanto facile ottenere consenso in Parlamento!"... Chissà se nel frattempo almeno il labrador ha cominciato a rispettare il proprio padrone.

Basta sfogliare una sola pagina per trovarsi davanti ad interessanti domande poste dalla rivista in questione.
Un sottosegretario di allora si chiedeva se dopo il terzo gestore dei telefonini fosse davvero necessario aprire il mercato al quarto.
Un "esperto di problemi della giustizia" rispondeva invece alla domanda volta a comprendere se "Con la nuova legge tutti i clandestini saranno regolarizzati", tranquillizzando i lettori che no, non sarebbe stato così.

Un "notista politico" ci spiegava invece come mai Bossi non volesse più la secessione della Padania.

Nelle pagine seguenti si può trovare spazio anche per un inchiesta sugli esami di maturità in quel tempo da poco conclusi (e tra quei fortunati diciottenni di allora c'ero anche io). Tutti promossi al sud: studenti più bravi o professori più buoni?

Ma infine, last but not least come direbbe Clinton, un autorevole scrittore cattolico ci illuminava sul fatto che no, non è impietoso negare il funerale religioso a chi in vita conviveva.

Ora, io non so bene se ciò che Giambattista Vico intendesse si possa riassumere nelle frivolezze da me sopra descritte. Ma da uomo della strada, una strada dove non vi è traccia di ronde in camicia nera (ma neanche verde...), mi chiedo e vi chiedo, cari lettori: ma siamo sicuri che quella rivista fosse davvero del 1998?


di Gianfabio Florio
02-10-2009
 
Hernan Casciari
 
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