"E adesso andate via, voglio restare solo". Con queste parole cominciava la struggente canzone strappalacrime con cui Massimo Ranieri vinse il Festival di Sanremo un discreto numero di anni orsono. Le stesse parole deve aver sentito questa mattina un altro Ranieri, Claudio, avvicinandosi a quello che almeno fino a giugno - salvo ulteriori sconvolgimenti - sarà il suo nuovo ufficio. A pronunciare la triste litania Luciano Spalletti, che con una prova di coraggio si è auto sollevato dall'incarico di allenatore della Roma, rinunciando al lauto stipendio garantitogli fino al giugno del 2010, per far posto proprio all'ex mister della Juventus, che a sua volta si è avvalso della risoluzione contrattuale con la dirigenza juventina per approdare al porto di Trigoria, dove da tempo desiderava sbarcare. Il clima tempestoso non lo ha spaventato, ma le nubi che si radunano sopra Villa Pacelli renderanno ardua perfino la tanto reclamizzata navigazione a vista. Staremo a vedere. Quanto a Spalletti, difficilmente dovrà attendere a lungo prima di accasarsi altrove. Il suo gioco e la sua conoscenza calcistica saranno ambite a molte altre squadre, sia all'estero (Zenit in pole), che in Italia, magari a seguito di tradizionali esoneri, che quest'anno potrebbero riguardare perfino gli allenatori che siedono su panchine prestigiose (leggasi Leonardo). La canzone proseguiva così: "Perdere l'amore - quando si fa sera - quando tra i capelli un pò d'argento li colora". E' evidente che l'argento non colorerà mai la testa glabra di Spalletti, ma è altrettanto evidente che l'amore è finito, ed è svanito di sera. Forse non la sera di Roma-Juventus e dell'ennesima batosta incassata dalla squadra giallorossa, ma quella di maggio, in cui il mister di Certaldo era stato rassicurato dalla presidenza (a questo punto la minuscola è d'obbligo) sulle possibilità future di competere ad alti livelli. Ieri questa possibilità è stata disattesa definitivamente, e gli acquisti-beffa di Lobont (serviva un portiere? perchè acquistarne uno rotto?) e di Zamblera (in bocca al lupo) l'hanno reso evidente a quella parte di pubblico che ancora non se ne era resa conto all'esito della sfuriata Spallettiana post-partita, in cui l'ormai ex tecnico della Roma ne aveva dette di tutti i colori. E' finito un ciclo, che ormai assomigliava sempre più a quello di Zeman, soprattutto per il numero impressionante di gol subìti, e che ha dato la possibilità alla Roma di sfiorare con merito uno scudetto, ma oltre a questo poco più (coppe di serie B, come si definiscono quando le vincono gli altri, tali vanno giudicate anche quando ad aggiudicarsele siamo noi). Resta da comprendere che percentuale di colpa abbia Spalletti nella ormai evidente debacle di una squadra che due anni fa era vicina ad uno storico trionfo. Probabile che l'allenatore non sia stato capace di capire fino in fondo che la propria squadra - anch'essa responsabile - stava per incamminarsi in un vicolo cieco. Ma a costo di ripeterlo fino alla noia, mi convinco sempre più che il ciclo finito è quello della famiglia Sensi. Rosella ha fatto perdere l'amore a Spalletti, ma non vorremmo che perseguendo nella sua scriteriata politica di gestione giallorossa riesca a produrre lo stesso effetto sui tanti tifosi che vorrebbero finalmente voltare pagina. Se l'addio di Spalletti potrebbe tramutarsi un giorno in un semplice arrivederci, ci piacerebbe che fosse la Sensi ad abbandonare la nave prima che questa affondi.
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